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Ancora un’azione nello spazio pubblico: Carlo Buzzi “benedice” Milano. Testo di Francesco Tedeschi. 2013.


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Via Vittadini
Via Vittadini

Carlo Buzzi, FFPP, 70×100 cm., anno: 2012
Pubblica affissione, 80 fogli formato 100×70 cm, dal 3/4/2013 per 10 giorni
Luogo: Milano Centro, Cerchia dei Bastioni

Ancora un’azione nello spazio pubblico: Carlo Buzzi “benedice” Milano

La funzione dell’arte nello spazio pubblico può essere molteplice.
Innanzitutto di natura “estetica”, in quanto l’azione dell’artista aspira sempre a una formalizzazione, qualunque essa sia, all’interno delle diversificazioni che tali termini hanno assunto e possono assumere. In secondo luogo essa può avere una funzione comunicativa o “dimostrativa”, poiché molto spesso, nel voler andare oltre la specificità di un’operazione propria al fare dell’artista, l’opera attiva una comunicazione o dimostra l’esistenza di un problema. Collegata a questa, l’operazione artistica può raggiungere una possibile funzione “sociale”, che talvolta assume connotazioni politiche o polemiche, o che semplicemente cerca di creare una ragione per azioni che concernono la dimensione del vivere e della relazione fra le persone e con i luoghi. Nella sua combinazione più complessa, l’azione pubblica dell’arte può aspirare poi anche ad avere una destinazione “progettuale”, che si combini con prospettive di carattere architettonico o urbanistico. In ogni caso, essa intende attivare qualche reazione o emozione, oltre che affermare comunque una posizione autoriale di chi la propone e realizza. Fra le tante forme che la presenza di un intervento d’artista in uno spazio pubblico può rivestire, ha conosciuto una notevole diffusione, anche se spesso rimane “nascosta in luogo pubblico”, l’affissione di manifesti. La semplice presenza di un’immagine priva di connotazioni pubblicitarie definite costituisce per sé una provocazione, nei confronti della commercializzazione dello spazio in cui viviamo, che guardiamo, che respiriamo. Diverse ne possono essere le modalità. Quella scelta da Carlo Buzzi da tanti anni si qualifica attraverso l’interpretazione, quasi sempre da parte sua, di personaggi e figure interroganti. In questi giorni un numero limitato di manifesti in alcuni luoghi di Milano presentano l’artista stesso coperto dal saio di un frate francescano, che compie l’atto della benedizione. In questo modo Buzzi intercetta alcuni aspetti controversi della condizione in cui l’elemento religioso viene collocato in un’area senza-luogo e senza-tempo, che interroga la percezione distratta del passante, fuori da ogni intento provocatorio o, al contrario, confessionale.

Un’altra ne ha in serbo per Venezia, e avverrà in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale.

Testo Critico / Professor Francesco Tedeschi
Professore associato di Storia dell’arte contemporanea nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Insegna Storia dell’arte contemporanea presso i corsi di Laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’arte a Milano e Filologia Moderna a Brescia. Svolge attività di storico e critico dell’arte, con la progettazione e la realizzazione di mostre, la partecipazione a progetti editoriali e collaborazioni a riviste specializzate.


One more action in the public space: Carlo Buzzi “blesses” Milan

The aims of art in the public space could be various.
First of all, an aesthetic aim, since the action of the artist aims to a formalisation among the different shapes that art can take. Secondly, the aim could be to communicate or to demonstrate something, because a piece of art often, when it goes beyond the mere artistic operation, activates a communication or demonstrates the existence of a problem. That’s why the artistic operation could have also a social function, which sometimes develops a political or critical connotation, or that simply aims at finding a reason for the actions that deal with our lives and the relationships among people and places. In its most difficult vision, the public action of art could aim at having a specific destination, which could be combined with architecture or city planning. In any case, it aims at activating some reactions or emotions, along with a definition of the role of those who realize it.
Among the many shapes that public art can take, a great success is represented by the billposting, even if sometimes it remains “hidden in the public space”. The presence of an image without an advertising message represents a provocative challenge to the idea of the commercialization of the space we live in. Carlo Buzzi, among the multiplicity of options, has chosen to represent questioning people. These days, some placards posted around Milan represent the artist himself covered by a Franciscan habit of Padre Pio, who is giving his blessing. In this way, the author deals with some controversial topics concerning religious themes and the perception of the passerbys, far from being provocative or, on the contrary, evangelising. Another initiative, the
“Dowser”, is going to be carried out in Venice, during the inauguration of the “Biennale”.
Francesco Tedeschi

Francesco Tedeschi
Professor of History of Art at “Università Cattolica del Sacro Cuore” in Milan (faculty of Letters and Philosophy).
He teaches History of Contemporary Art at the faculties of Archaeology and History of art in Milan and Modern Philology in Brescia. As an art critic, he has designed and realized exhibitions and has developed editorial projects and cooperations with specialized magazines.

About the author

Artista Pubblico

Carlo Alberto Buzzi è un artista italiano, conosciuto per i suoi interventi di public art nel contesto urbano.

Modus operandi
Carlo Buzzi si serve degli strumenti propri della comunicazione pubblicitaria. Opera interventi che coinvolgono il contesto urbano. Normalmente utilizza il comune poster tipografico. Un significativo numero di manifesti viene esposto in pubblica affissione. L’operazione è documentata fotograficamente. Il lavoro sarà in seguito formalizzato grazie alla produzione di un numero limitato di “quadri” (riproduzioni fotografiche, manifesti “strappati”).