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IL GALLO BENETTON PROVOCAZIONE D’ARTE. LA PREALPINA, Lombardia Oggi, 23 GENNAIO 1994. Fabrizio Rovesti.


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Nell’ultima settimana dello scorso Dicembre, sono stati affissi a Gallarate manifesti bianco e nero con la testa di un gallo morto dopo l’estremo grido e il famoso marchio verde “United Colors of Benetton”.

Non si è trattato dell’ennesima “provocazione” pubblicitaria di Oliviero Toscani, bensì dell’ennesima “provocazione artistica” di Carlo Buzzi. L’artista bustese nei lavori che porta avanti da tempo, si appropria di meccanismi ed elementi caratteristici della pubblicità quali il mezzo, l’immagine, il marchio, il testo, creando una comunicazione utopistica, non orientata ad alcuna finalità economica. Così a Milano fa affiggere manifesti che sembrano annunciare una rassegna sull’opera di Van Gogh, ma riportano la fotografia di una semplice grattuggia ed orari della mostra per la quale non esiste però alcuna indicazione del luogo in cui si tiene. A Busto Arsizio un rotore pubblicitario presenta a brevi intervalli l’immagine di pollo pronto per la cottura con la scritta “L’evoluzione del pollo”. “L’arte è nella strada”, afferma Carlo Buzzi, e, in attesa di diventare famoso come i graffitisti, continua ad inventare manifesti che si mimetizzano nel panorama pubblicitario cittadino
E proprio a Gallarate, nel cui stemma figura il gallo, ha unito nalla pubblicità murale, la testa “urlante” del pennuto ucciso al marchio Benetton, un emblema della società dei consumi. Ma, quasi certamente, il manifesto è passato inosservato.

Fabrizio Rovesti – “Il gallo Benetton provocazione d’arte” – LA PREALPINA, Domenica 23 Gennaio 1994

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About the author

Artista Pubblico

Carlo Alberto Buzzi è un artista italiano, conosciuto per i suoi interventi di public art nel contesto urbano.

Modus operandi
Carlo Buzzi si serve degli strumenti propri della comunicazione pubblicitaria. Opera interventi che coinvolgono il contesto urbano. Normalmente utilizza il comune poster tipografico. Un significativo numero di manifesti viene esposto in pubblica affissione. L’operazione è documentata fotograficamente. Il lavoro sarà in seguito formalizzato grazie alla produzione di un numero limitato di “quadri” (riproduzioni fotografiche, manifesti “strappati”).