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SPAZIO D’ARTE PUBBLICITARIA. LA PREALPINA, Lombardia Oggi, 18 GIUGNO 1995. Fabrizio Rovesti.


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Per le strade di Legnano ci si interroga su uno strano manifesto: la fotografia a tutto campo (dimensioni 100 x 70 cm.) di un torso nudo a testa in giù, cranio rasato, palpebre chiuse cadaveriche (non si tratta però dell’immagine del dramma concluso nel milanese piazzale Loreto una cinquantina d’anni fa…). Manca qualsiasi scritta. I più attenti riescono a cogliere un timbro: Associazione Artistica Legnanese. Il sospetto si insinua. Che sia l’opera di qualche artista della cosidetta avanguardia? È proprio così. Il castellanzese Carlo Buzzi non è nuovo a questo genere di affissioni provocatorie. Le ha realizzate con i più diversi soggetti, a Milano, Genova, Gallarate, Busto Arsizio e Venezia.

I lavori precedenti, in prevalenza simulavano mostre di artisti famosi accostati a banali oggetti d’uso quotidiano. Nel manifesto di Legnano il gioco si fa più ermetico e sottile: scompaiono slogan e didascalie; vincente è l’immagine forte (uno dei tanti cadaveri della Bosnia?). In realtà si tratta del corpo dell’artista stesso, fotografato da altri (Luca Bonavia); allora quello che conta è l’operazione in sè, non il manufatto.
Un’arte (concettuale) portata fuori dalle gallerie; vicina forse negli intenti a quella dei graffitisti? Non proprio. Se gli artisti newyorkesi “clandestinamente” riempirono di segni le sotterranee, Buzzi consegna i suoi cento manifesti all’ufficio competente per una pubblica affissione all’aperto dal 13 al 22 giugno.
È la conquista dello spazio pubblico quale puro luogo d’arte.

Fabrizio Rovesti – “Spazio d’arte pubblicitaria” – LA PREALPINA Lombardia Oggi, Domenica 18 giugno 1995

About the author

Artista Pubblico

Carlo Alberto Buzzi è un artista italiano, conosciuto per i suoi interventi di public art nel contesto urbano.

Modus operandi
Carlo Buzzi si serve degli strumenti propri della comunicazione pubblicitaria. Opera interventi che coinvolgono il contesto urbano. Normalmente utilizza il comune poster tipografico. Un significativo numero di manifesti viene esposto in pubblica affissione. L’operazione è documentata fotograficamente. Il lavoro sarà in seguito formalizzato grazie alla produzione di un numero limitato di “quadri” (riproduzioni fotografiche, manifesti “strappati”).