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The Bee Buzzes. Testo di Luca Scarabelli.


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Michelangelo Merisi da Caravaggio ebbe vita travagliata e tanto genio da riuscire a superare l’incantesimo del sé attraverso un’opera straordinaria.
Prepotentemente alla ricerca di un suo spazio tra gli Dei, si misura anche con la figura di Narciso, il Narciso ovidiano2, rompendo le regole per uscire dalle rime, dal canone dell’idilliaco paesaggio con cervi, cani, frecce, ninfee, a favore di un’astrazione concettuale del soggetto mitologico.
Dio gli dona grandezza e fierezza di mente e di mano.

Miseria e nobiltà sono i suoi estremi e le consuete chiavi di una vita burrascosa.
Il bellissimo e schivo pastore Narciso è il mito che voglio accostare alla figura di Carlo Buzzi ( la citazione di Caravaggio è un omaggio ad uno dei pochi artisti presenti nel personalissimo Olimpo dell’artista e per la rarefazione concettuale, privilegiata anche da Buzzi), artista (e qui il nostro mi deve perdonare l’uso di questo sostantivo, che rifiuta in quanto considerato desueto e privo di connotazioni per il suo lavoro, perciò propongo di aiutarlo nella ricerca di un nuovo nome magari con una gara pubblica di neologismi) di cui troverete esauriente materiale documentativo su questo numero che, cosa inconsueta, è praticamente monografico.
Sarebbe semplicistico giustificare la sua presenza cosi importante con la sua Richiesta di esserci su queste pagine, ma il punto della situazione è proprio questo. Carlo Buzzi (Busto Arsizio, 1967) opera a contatto diretto con la realtà quotidiana, intervenendo negli spazi urbani con pubbliche affissioni di manifesti variamente istoriati, nei luoghi deputati ad ospitarli, acquistando come un normale operatore di un’agenzia di pubblicità o commercio lo spazio necessario alla costruzione – messa in visione- dell’opera, quei metri quadri di muro che saranno il supporto del suo essere nel mondo, e qui intendo il normale, comune ed abituale mondo delle persone, il mondo della strada, con i passi della gente, gli sguardi veloci degli automobilisti, la fretta, il tempo che manca, le bollette e tutto il lutto indaffarato3 della nostra civiltà.
Quindi la sua richiesta l’abbiamo interpretata come una parte di questo suo progetto di grande apertura, e come una piccola azienda comunale d’affissioni, rispettando le convezioni e i paradigmi del suo operare, ci siamo venduti. Con un tot a metro quadro! (Buzzi ha già lavorato con le aziende di Milano, Venezia, Biella, Gallarate, Genova e le pagine di Flash Art, Juliet, Museo Teo e Vegetali Ignoti, primavera 1995).
Narciso implica una relazione, che sebbene soltanto con un’immagine, fonda un preciso rapporto.
Buzzi allarga questo rapporto, questa dualità al mondo intero, alla moltitudine, offrendosi in pasto agli sguardi altrui e come Narciso corre incontro al pericolo, deperendo incoscientemente per la sete d’amore della sua immagine riflessa (ognuno ha la sua Nèmesi4); il proprio volto, il proprio corpo.
Ora la doppia identità non è più estranea perché Narciso non muore, vive con la sua nuova immagine di defunto sulle pareti delle nostre città, immagini eredi del dramma e della turbolenza di una vita ormai spenta. La fine per consunzione che lo trasforma in fiore non è per Buzzi un’offesa, ma l’estremo limite di rinuncia e taglio definitivo con il passato; l’arte è finalmente morta. Dissetarsi con la propria immagine per far rispecchiare in essa quella altrui: nessuno può sottrarsi all’incontro con Narciso e la serialità -contemporanea- ne ribadisce la presenza, cosi morire è scoprire e donare un po’ se stessi agli altri, perché c’è una mancanza, e chi se non chi manca è cercato, invocato, rimpianto.
L’opera di Buzzi-Caravaggio-Narciso porta alla conoscenza del sé e a cercare chi si è allontanato. Tra la folla la nudità esprime forza, ma l’uomo non è più quello del mito, non è più immerso nella natura ma è un animale urbano con molti più limiti e difetti.
Narciso riscopre il pericolo dei raggi del sole che penetrano nella selva (strada) buia e oscura, che illuminano e si rifrangono in mille lucciole, l’acqua-specchio dell’animo dell’eroe che non ha più riparo.
Ma Narciso assolto nel suo interrogarsi, accetterebbe sguardi estranei in quel momento delicato del rapimento estatico? Come si pone nei confronti di una recente storia che se non rinnegata, almeno castrata dal suo nuovo verbo?
In modo categorico e inflessibile, non concedendo due possibilità, la lettura è unica e anche un po’ dolorosa.
Tra le cose della vita nasce un’immagine della realtà che come un’arma fende le menti e i cuori, in modo diretto, preciso e sicuro, senza contaminazioni. Eco5 si consumerebbe ancora per Lui.Ora aspettiamo al varco l’artista (pardon), finora la sua arte ha galleggiato, si è tenuta alta, lontana dal pericolo del vagheggio della ripetizione, della maniera.
E’ stato toccato un punto estremo e forse ci vuole un’oracolo dell’indovino Tiresia per capire che cosa farà domani.
L’arte nel memento mori è difficile.
I moti dell’animo sono la scoperta della propria fine.

Luca Scarabelli
1997

* Vegetali Ignoti, pag. 1 (Nero, Primavera 1995).
2 Ovidio elabora poeticamente la leggenda nelle Metamorfosi (III, 339-510)
3 Il lutto indaffarato, in «Sommario di decomposizione», E.M.Cioran.
4 Personificazione della vendetta degli dèi. Dalla radice greca némo, ovvero distribuire, assegnare.
5 La ninfa Eco, si consuma d’amore per il bel Narciso, languì a tal punto che di lei rimasero solo la voce e un mucchietto di ossa pietrificate.

About the author

Artista Pubblico

Carlo Alberto Buzzi è un artista italiano, conosciuto per i suoi interventi di public art nel contesto urbano.

Modus operandi
Carlo Buzzi si serve degli strumenti propri della comunicazione pubblicitaria. Opera interventi che coinvolgono il contesto urbano. Normalmente utilizza il comune poster tipografico. Un significativo numero di manifesti viene esposto in pubblica affissione. L’operazione è documentata fotograficamente. Il lavoro sarà in seguito formalizzato grazie alla produzione di un numero limitato di “quadri” (riproduzioni fotografiche, manifesti “strappati”).